Itinerario della fede – Sturziano

Itinerario della fede – Sturziano

Suggerimenti e note
Alla scoperta di una delle figure più importanti del Calatino. Tra i simboli umani e non della città.

Dettagli
Durata 2-3 ore
Km Totali 1.9

Tappe fondamentali:
•Complesso Monumentale Frati minoriti Conventuali – Museo Diocesano Caltagirone
•Mausoleo di Don Luigi Sturzo
•Casa natale di Luigi Sturzo
•Ex Officine Elettriche
•Santuario diocesano Maria SS. Del Ponte
•Museo Regionale della Ceramica

Descrizione generale dell’itinerario:

Dopo aver visitato il bellissimo complesso dei frati Minori Conventuali, attraversando la parte più antica della città si ha la possibilità di ammirare “i carruggi” calatini” e le infinite bellezze architettoniche.
Giungiamo in via ss. Salvatore dove sorge il mausoleo dedicato a don Luigi Sturzo, poco distante è situata la casa natale dello statista ; la tappa successiva sono le ex officine elettrichecostruite nel 1907 ed ultimate nel 1908.
Il progetto è di Ernesto Basile su incarico dell’allora Sindaco Don Luigi Sturzo; il santuario della ss. Madonna del ponte è la tappa successiva :In seguito all’apparizione della Beata Vergine ad una fanciulla nei pressi di un piccolo ponte, venne eretta, nel 1573, la prima chiesetta di Santa Maria del Ponte. L’edificio, risparmiato dal terremoto del 1693, venne travolto da un’alluvione nel 1714. La chiesa che si può ammirare è frutto di numerose ricostruzioni, a partire da quella del 1720 sino a giungere ai restauri del 1985. All’interno del Santuario si conserva ancora l’antica fonte dell’apparizione dalla quale è possibile attingere acqua, la settecentesca macchinetta processionale, ed un dipinto di Antonino Ragona che raffigura il miracoloso avvenimento e il luogo in cui esso avvenne. Ultima tappa del nostro viaggio nella Caltagirone Sturziana è il museo regionale della ceramica.

Le tappe:

Il Museo regionale della ceramica espone una vasta raccolta di ceramiche, circa 2.500 reperti, che forniscono al visitatore un’ampia visione della storia dell’arte ceramica dal IV millennio a.C. all’età contemporanea. È secondo solo al Museo di Faenza per quanto riguarda la documentazione dell’arte ceramica. Il Museo s’articola in sette sezioni:
Sala didattica: offre una panoramica della produzione ceramica dalla preistoria ai nostri giorni. Di rilievo un cratere del V secolo a.C., decorato a figure rosse, che raffigura la bottega di un vasaio al lavoro sotto protezione della dea Atena che fu ritrovato all’interno di una fornace attiva a Caltagirone in età greca. Ceramica preistorica, protostorica, greca, siceliota e bizantina. La sala espone molti manufatti dell’eneolitico provenienti da Sant’Ippolito, quali il vaso mistiforme e la fiaschetta, dalle contrade Angelo, Moschitta, Balchino e da località al di là del Salso. Inoltre è visibile la grande tomba del V secolo a. C. rinvenuta in via Escuriales ed il chiusino tombale in calcare con sfingi attergate e scena di danza funebre in rilievo, trovato nella necropoli di Monte San Mauro, del VI secolo a.C.. Vi sono esposte inoltre ceramiche greche a figure nere e rosse, terrecotte ellenistiche e vetri romani della collezione Russo-Perez. Patio riservato ai modellini di forni medievali. Sono visibili le riproduzioni in scala di due delle quattro fornaci medievali rinvenute nel 1960 ad Agrigento ( modellini del prof. Antonino Ragona). La prima fornace è del periodo arabo, la seconda d’epoca angioino- aragonese. Ceramica medievale. Nella sala sono esposte ceramiche siculo-arabe dal X al XV secolo. Fra le più antiche quelle ben documentate rinvenute ad Ortigia, nell’area del Tempio d’Apollo, dove si trovavano fornaci per la produzione ceramica in età medievale. Da notare: una ciotola del X secolo, con invetriatura piombifera e decorazione dipinta in giallo, verde e bruno; ciotole in protomaiolica decorate in bruno e verde o in policromia del XIII secolo, ed un terzo gruppo decorato in bruno del XIV secolo; e poi brocche, anfore e boccali. Le brocchette sono dotate di un particolare filtro all’attacco del collo, forse per le impurità dell’acqua dei pozzi. Nei reperti a partire dal XV secolo l’invetriatura del rivestimento delle ceramiche diviene più brillante e corposa, assumendo le caratteristiche dello smalto. Da questo secolo vengono definite maioliche. Di tale periodo sono ciotole decorate in monocromia in blu con motivi fitomorfi, piatti decorati in blu e lustro con motivi floreali. Ceramica rinascimentale. Sono esposte maioliche per la mensa o per la conservazione dei cibi e decorate in blu, blu e verde o blu e giallo, prevalentemente di produzione di Caltagirone; coppe e ciotole con motivi vegetali e floreali e numerose maioliche del XVII secolo. San Giacomo, santo patrono della città Ceramica barocca. Si trovano anfore da sacrestia e acquasantiere con applicazioni plastiche, del XVII secolo con soggetti vegetali, animali e piccole figure di santi. Grande sala con panoramica di tutta la maiolica siciliana dal XVII al XIX secolo. Nelle vetrine pregevoli vasi, albarelli, bombole che raffigurano angeli, santi, stemmi e profili femminili. Pregevoli lucerne antropomorfe e maioliche con decorazioni in smalto blu turchino. Inoltre pavimenti maiolicati, grandi vasi ornamentali in maiolica e mattonelle segnaporta smaltate. Ed originali scaldamani in maiolica del XVII secolo a forma di pesce o di tartaruga. Infine, ceramiche d’autore, fra cui le terrecotte settecentesche di Giacomo Bongiovanni (1772-1859): la Natività, la Bottega del Ciabattino, lo Zampognaro e i Suonatori Ciechi. Il presepe di Giuseppe Vaccaro Bongiovanni ed il gruppo in terracotta raffigurante una lite fra nuora e suocera. Completano l’esposizione altri gruppi figurati di Giuseppe Vaccaro e di Giuseppe Failla, in particolare l’opera raffigurante San Giacomo Maggiore Apostolo. Il Museo della Ceramica fornisce anche un servizio didattico di approfondimento, con l’uso di apparecchi audiovisivi e multimediali

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